Welfare

Riformare il Welfare
Il Welfare è centrale: connota la nostra cittadinanza e la speranza di benessere.

In questo momento è un comparto che desta preoccupazione. Ad esempio, sulla previdenza, il 68% degli italiani ritiene probabile che non riceverà una pensione adeguata in futuro (una percentuale che lievita tra i giovani fino al 93%). Questo ingenera ansia e non aiuta la propensione a scommettere sul proprio futuro.

Non dobbiamo arrenderci. Per il lavoro, occorre superare il dualismo tra lavoratori protetti e non protetti, spostare verso i luoghi di lavoro il baricentro della contrattazione collettiva; serve una maggior flessibilità contrattuale, non precarietà lavorativa.

Nello stesso tempo però dobbiamo introdurre un sostegno al reddito e favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, riformando i centri per l’impiego e strutturando meglio la formazione e l’aggiornamento professionale. In quest’ultimo ambito, dobbiamo avere il coraggio, finalmente, di costruire un sistema integrato scuola/formazione professionale/imprese che valorizzi le ottime esperienze esistenti e assicuri la qualificazione del sistema formativo come risorsa strategica per l’innovazione del Paese.

Lavoro e disoccupazione
Il Welfare deve essere trasformato in fattore di sviluppo, di presa in carico delle persone in difficoltà e di occupazione. Lo dicono anche gli studi europei: il mondo dei servizi (e in particolare dei servizi di cura) potrà assorbire da qui ai prossimi anni molti nuovi lavoratori. Da questo punto di vista la riforma del Welfare si ricollega con vigore alle politiche per il lavoro, in particolare di donne e giovani e di fasce deboli (primi fra tutti i disabili e i carcerati).

Per i giovani, le donne, le persone appartenenti a fasce deboli, oltre alla riforma dei contratti di lavoro e alle politiche attive, occorre mettere in campo molti strumenti insieme: l’apprendistato, l’appoggio delle start up, l’auto impiego, il coworking. E intessere una vera alleanza fra lo Stato, il mondo produttivo, il terzo settore, il mondo cooperativo e il volontariato.

Liberare le energie del terzo settore
La società civile è un patrimonio collettivo: dobbiamo rendere più sistematico il coinvolgimento del volontariato organizzato, del terzo settore. L’ottica però non deve essere di supplenza, ma di integrazione. La sussidiarietà non deve essere scambiata come sostituzione.

Ovviamente applicare il principio di sussidiarietà non riduce lo spazio del pubblico, ma lo amplifica: i soggetti privati che si assumono l’iniziativa e applicano il principio di sussidiarietà, estendono i confini della responsabilità. Da questo punto di vista, occorre stabilizzare il 5 per mille. Sarebbe il primo passo nella prospettiva di allargare la sfera della sussidiarietà a tutti gli ambiti della vita sociale, aumentando la partecipazione diffusa e avvicinando la responsabilità delle risposte.

Un’alleanza per il futuro
è necessaria un’alleanza, un’alleanza che se alimenterà un senso di cittadinanza più attiva e farà crescere il capitale umano (anche attraverso esperienze importanti come il servizio civile giovanile, inteso come apprendistato alla cittadinanza), potrà contribuire a incrementare le occasioni di buona occupazione.

Il volontariato non è soltanto un pilastro della comunità. È qualcosa di più, che va valorizzato. Oltre il 26% degli italiani dichiara di svolgere attività di volontariato, all’interno di realtà organizzate o in modo spontaneo, informale.

Un altro alleato per la riforma del welfare e per l’occupazione buona è ovviamente il mondo della cooperazione, dell’impresa sociale. Le imprese sociali dovranno avere un ruolo sempre più autorevole ed essenziale per costruire un nuovo modello di sviluppo all’interno della società italiana ed anche a livello europeo, creando opportunità per le fasce più deboli della popolazione, tradizionalmente i giovani e le donne.

 



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